CHANEL - 1957




20 febbraio 2019



Mademoiselle e l’America.
Una passione reciproca, mai sopita.

Gabrielle confidò all’amico e scrittore Paul Morand: “Ammiro e amo l’America. È qui che ho avuto successo”. E l’America ricambiò il suo amore, fin dagli esordi, per poi celebrarla ufficialmente, nel 1957, nominandola la creatrice di moda più influente del XX secolo.

Le riviste americane Vogue, Harper’s Bazaar e Vanity Fair la supportarono, pubblicando sulle le loro pagine, una dopo l’altra, le sue creazioni. E il successo arrivò inaspettato, oltre che per la moda, anche per il profumo. Il N°5 approdò in America nel 1924: la prima fragranza di lusso a utilizzare le aldeidi, rivelando una composizione olfattiva strutturata, complessa, oltre che floreale. “Gli americani acquistano tutto ciò che è lusso, e il primo dei lussi è il profumo” soleva dire.

Nell’ottobre del 1926, l’iconico tubino nero venne celebrato dalla rivista Vogue America, che lo definì acutamente un “Ford dress”, facendolo entrare di diritto nella storia della moda mondiale, paragonandolo alla Ford T, automobile di successo, fin dal 1908.

Qualche anno dopo, Hollywood reclamò la presenza di Gabrielle negli Stati Uniti. Così, nel 1931, si decise a partire alla volta di Los Angeles, su invito di Samuel Goldwyn, per vestire le attrici della Metro-Goldwyn-Mayer. Accompagnata dall'amica Misia Sert, fece dapprima scalo a New York, accolta con tutti gli onori, per poi fare tappa in California, a Chicago e a San Francisco e, infine, tornare nuovamente nella Grande Mela. Il viaggio durò circa un mese, durante il quale la stampa americana tentò di carpire e svelare tutti i suoi segreti. Mentre Coco concedeva un'intervista dopo l’altra nella suite dell’Hotel Pierre, ogni sua creazione veniva studiata e analizzata nei minimi dettagli. Le sue collane di perle e la sua travolgente personalità suscitarono curiosità, interesse e ammirazione, tanto da divenire simbolo indiscusso di stile e eleganza à la française.

In seguito, tornò nuovamente negli Stati Uniti, accompagnata da amici e fotografi come Horst P. Horst, ma la vera e propria consacrazione americana avvenne solamente nel 1957.

Tre anni prima, dopo un lungo periodo di esilio e silenzio, Mademoiselle era tornata nuovamente sulle scene con una collezione totalmente controcorrente rispetto allo stile imperante negli Anni Cinquanta. E se Parigi l’aveva ferita, alternando un atteggiamento critico a una totale indifferenza, l’America l’aveva sostenuta e supportata, anche questa volta. La rivista Life scrisse: “A 71 anni, Gabrielle Chanel non è l’ispiratrice di una nuova moda, ma di una rivoluzione”.

Ed ecco giungere il 1957. Stanley Marcus decise di organizzare grandi festeggiamenti a Dallas per il cinquantesimo anniversario di Neiman Marcus. Per l’occasione, furono invitati trecento creatori di moda, ma solo lei venne accolta come un’autentica star internazionale. Arrivata con il primo aereo straniero mai atterrato all’aeroporto Love Field di Dallas, Gabrielle Chanel salì sull’unica Rolls Royce bianca del corteo. Destinazione? Il podio, sul quale ricevette il “Neiman Marcus Award for Distinguished Service in the Field of Fashion”, premio che la proclamò ufficialmente la creatrice di moda più influente del XX secolo.




Un anno estremamente importante, che oggi viene celebrato dalla Maison, in occasione della riapertura della boutique di New York sulla 57a strada, con una nuova Eau de Parfum appartenente alla collezione LES EXCLUSIFS DE CHANEL.

1957. L’anno della consacrazione americana di Gabrielle Chanel, ma anche 19, come il giorno della sua nascita, e 57, come il numero della strada che ospita la più grande boutique CHANEL degli Stati Uniti. Un ponte olfattivo tra Francia e America, firmato abilmente da Olivier Polge. Una creazione eterea, radiosa, elegante, costantemente in bilico tra luce impalpabile e persistenza tenace.

“Per ogni creazione della collezione LES EXCLUSIFS DE CHANEL, esploriamo un percorso che non avevamo ancora intrapreso”, spiega Polge. “Questa volta ho scelto di lavorare sul muschio. Più precisamente, sui muschi bianchi. Il loro candore nasconde un’immensa complessità: avvolgenti, diffondono una luce più o meno intensa e mutano nei loro effetti delicati e sensuali. 1957 è un profumo di pelle che, più di altri, si rivela proprio grazie ad essa, perché ogni pelle reagisce in modo unico”.

Nasce, così, un’inebriante miscela di otto muschi bianchi, che si articola come una sovrapposizione di veli impalpabili, alternando texture traslucide a consistenze opache. L’overdose di muschi si intreccia abilmente a fiori d’arancio, iris, legno di cedro, note mielate e vanigliate, sprigionando una scia eterea e soave, dalla persistenza infinita.

L’ispirazione possiamo dedurla, infine, dalle parole del naso della Maison, che fa un interessante parallelo tra passato e presente: “1957 rinvia anche a una certa idea dell’America. L’idea che questo paese ha del profumo, soprattutto grazie a CHANEL e al suo N°5, divenuto un modello di ispirazione olfattiva, persino nelle lacche e nei saponi. Ma anche l’idea introdotta dalla profumiera americana: quella di un profumo che sa di buono, una parola che sento in modo particolare, poiché tanto cara a Gabrielle Chanel. 1957 è un trait d’union: reinterpreta l’arte della profumazione americana con l’idea del profumo à la française, che impera negli USA fin dagli anni del successo del N°5”.


My Experience:

1957. Un viaggio sensoriale oltreoceano, che sorprende per la sua abilità di fondersi e confondersi con la pelle, reagendo in modo completamente differente su ognuno di noi. Profumo radioso, dai riflessi cangianti, come una perla che sublima l’incarnato, grazie al suo fascino intramontabile ed etereo.

Marina Donato

 
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