La Storia del Profumo e del N°5 | BeautyMarinaD

La Storia del Profumo e del N°5




23 febbraio 2015

The Roses of Heliogabalus by Sir Lawrence Alma-Tadema


Una giornata di sole, un nuovo viaggio e una meravigliosa scoperta: il Museo del Profumo di Milano che ci ha aperto le porte grazie all'idea di Giovanna Mudulu, Direttore Editoriale di Allure.it, e al grande esperto di Profumeria d'Epoca, Giorgio Dalla Villa.

Aneddoti, curiosità e leggende che percorrono i secoli, a partire dai primi decenni del 1500, e più precisamente dalla passione per il profumo di Renato Bianco, Caterina de' Medici e i frati di Santa Maria Novella.



René Le Florentin (Renato Bianco) e Caterina de' Medici


Si svolgono tra storia e leggenda le avventure di René le Florentin (chiamato così dai francesi), maestro profumiere alla Corte parigina di Caterina de' Medici.

I frati del convento di Santa Maria Novella in Firenze, giunti in Francia al seguito di Caterina, raccontavano, infatti, che Renato Bianco fosse un trovatello allevato nel loro convento con mansioni di garzone e che, verso i dodici anni, fosse stato assegnato al servizio di un vecchio frate alchimista che gli aveva insegnato i segreti della distillazione delle erbe, mostrando, con il passare del tempo, conoscenze di gran lunga superiori a quelle di qualsiasi altro monaco del convento.

Ebbene, nel 1533 quando la quattordicenne Caterina de' Medici andò in sposa al Duca d'Orléans, futuro Re di Francia, venne introdotto presso la corte francese l'uso del profumo (già largamente utilizzato nelle Corti italiane), proprio grazie al suo profumiere di fiducia Renato Bianco e ai frati fiorentini di Santa Maria Novella, giunti in Francia al seguito della futura sovrana.



Papa Clemente VII celebra le nozze fra Caterina de' Medici e Enrico II


Il profumo emerge, così, dalle nebbie fumose del Medioevo dove era stato dimenticato per lunghi secoli, divenendo un elemento imprescindibile, simbolo dello status sociale delle classi più agiate.

Il flacone rimane in secondo piano, ritenendosi decisamente più importante quel che racchiude. Si ritrovano, infatti, unicamente bottiglie squadrate e lineari (molto simili a quelle utilizzate in farmacia) realizzate in vetro oppure in cristallo Baccarat.

È solo nel 1904, quando François Coty (di origini corse e formato a Grasse) torna a Parigi per fondare Coty Inc. (un'azienda di profumeria specializzata nella produzione di profumi, cosmetici e prodotti di bellezza) che viene scoperta l'importanza del flacone.



La Rose Jacqueminot de Coty


Di lì a poco nasce La Rose Jacqueminot e leggenda vuole che, dopo aver cercato invano di convincere il Direttore di una catena di Grandi Magazzini di Parigi a vendere il suo profumo, Coty ne facesse cadere intenzionalmente una boccetta sul pavimento, rompendola in mille pezzi, provocando la ressa delle signore presenti che si precipitarono a chiedere dove potevano acquistare quel meraviglioso profumo.

In quegli anni François Coty intuisce, inoltre, l'importanza di un flacone elaborato, che ne rappresenti visivamente il contenuto, tanto che nel 1907 si rivolge a René Lalique, autore della meravigliosa etichetta in bassorilievo applicata su un flacone di cristallo Baccarat, in occasione del lancio de L'Effleurt de Coty.



François Coty e l'Effleurt con etichetta in bassorilievo realizzata da René Lalique


Parlando di René Lalique non possiamo, poi, esimerci dall'osservare lo Scarabée di Piver, il primo flacone per profumeria da lui cesellato, che vuole rappresentare due scarabei contrapposti che si arrampicano per arrivare fino al fiore (il tappo decorato con un motivo floreale).



Scarabée di Piver, il primo flacone per profumeria cesellato da René Lalique


Ed ecco giungere l'epoca dei grandi Couturier di Parigi, che ben presto capirono che oltre alla moda potevano creare anche profumi, perfettamente in linea con lo stile della propria Maison.





Nina Ricci, che confeziona una moda sartoriale, femminile e raffinata.




Christian Dior, che rivoluziona i volumi proponendo un new look dalle gonne ampie e vaporose, tanto amato dagli americani.





Elsa Schiaparelli, eccentrica e fuori dagli schemi, che crea il frac per signora e lancia il colore rosa shocking (chiamato, appunto, rosa Schiaparelli).

(Da segnalare, il flacone Le Roy Soleil realizzato su disegno di Salvador Dalí)


Le Roy Soleil di Elsa Schiaparelli disegnato da Salvador Dalí


E infine Chanel e il suo profumo del mistero. Quando a causa di un grave incidente automobilistico, nel 1919, morì il grande amore di Coco (Arthur Capel, conosciuto ai più con lo pseudonimo di Boy Capel), Misia Sert le stette accanto il più possibile consigliandole, tra le altre cose, di creare un profumo per distrarre la mente dai brutti pensieri. In quel periodo, era stato, infatti, ritrovato un carteggio con la formula del profumo originario di Renato Bianco (il celebre René Le Flerentin di cui sopra) e sembra che da quella ispirazione sia nata una Eau de Chanel di cui, però, se ne è persa memoria.


Coco e Misia (le due donne vestite di bianco)


Per rappresentare appieno lo Stile delle sue creazioni, Coco vuole "un profumo da donna che profumi di donna" e affida l'incarico al chimico Ernest Beaux, che miscela per lei essenze naturali e sintetiche, in modo assolutamente innovativo per l'epoca.

Grazie all'uso delle molecole sintetiche il profumo si rivela, infatti, molto più persistente rispetto alle composizioni del periodo, strutturate principalmente sull'essenza di un unico fiore (solifleur), da utilizzare in gran quantità per essere percepite e che, dopo poco, tendono comunque a svanire.

Nel 1921, Coco ha 38 anni e commissiona il suo primo profumo, scostandosi dal romanticismo e dalle convenzioni dell'epoca, affermando risoluta "Non voglio nessun olezzo di rose o mughetto, voglio un profumo elaborato".



Ernest Beaux e un flacone di N°5


Nasce, così, un bouquet misterioso e provocante, sublimato dalle Aldeidi e strutturato attorno alle note di Muschio e Gelsomino, odori che a quel tempo venivano generalmente associati a cortigiane e prostitute. Un profumo talmente innovativo per l'epoca, da non assomigliare a nessun'altra fragranza presente sul mercato: affascinante e indefinibile, non riconducibile ad alcuna essenza floreale in particolare.


Coco Chanel


Anche il nome si rivelò decisamente innovativo. Si racconta, infatti, che Coco lo abbia scelto dopo avere odorato la quinta boccetta tra quelle di prova preparate da Beaux e che, quando le fu chiesto che nome intendesse dare alla fragranza, rispose: "Ho lanciato la mia collezione il 5 maggio, il quinto mese dell'anno, lascerò che questo numero 5 gli porti fortuna".

Come sappiamo, il N°5 riscosse un immediato successo e aprì a Chanel le porte della produzione industriale nel campo della profumeria. Tanto che nel 1924 stipulò un contratto con i fratelli Wertheimer, proprietari de Les Parfumeries Bourjois (la più famosa casa francese cosmetica del tempo), per costituire una nuova società, cedendo i diritti della produzione del profumo e la sua gestione a livello internazionale, in cambio del 10% del capitale versato.

La fortuna derivante dalle innumerevoli vendite del N°5 degli anni seguenti andò, pertanto, quasi nella totalità nelle tasche dei fratelli Wertheimer, con grande disappunto di Coco, che tentò invano di modificare le clausole del contratto nel corso degli anni.

Cosa racchiude di tanto speciale, dunque, questo leggendario profumo? Sembra che il segreto del suo intramontabile fascino sia dovuto alle Aldeidi sintetiche, certo, ma anche al Gelsomino di Grasse, dall'aroma particolarmente delicato e soave, derivante dal fatto di venire coltivato al limite settentrionale della zona geografica in cui tale pianta cresce naturalmente. 


Coco Chanel e Romy Schneider per Boccaccio '70


Infine, una immagine di repertorio risalente al 1962, quando Luchino Visconti, nel suo episodio del film Boccaccio '70, volle che la protagonista Romy Schneider indossasse gli eleganti tailleur della Maison e l'intramontabile Chanel N°5.


 
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